17 Febbraio 2002

Questo, Quello ed Entrambe

 

OM…OM…OM…

Sai Ram a tutti voi!

Offro i miei Pranam ai Piedi di Loto del Bhagavan

Care Sorelle e cari Fratelli!

 

Questa settimana ho scelto il seguente argomento Questo, Quello ed Entrambe

“Questo, Quello ed Entrambe” è il titolo del tema che tratteremo questa mattina. L’intero discorso trarrà spunto dal capitolo 13 della Bhagavad Githa, intitolato Kshetra Kshetrajna Vibhaga Yoga. Cercherò di non essere troppo tecnico nella spiegazione. Non vi spaventerò usando termini sanscriti, questo no! Cercherò di farmi comprendere usando il linguaggio più semplice possibile, proprio come fa il Bhagavan nei Suoi discorsi.

Tutti questi temi sono già stati trattati in passato dal Bhagavan durante i Suoi Discorsi Divini. Avrete sicuramente letto i libri che li riportano e che sono disponibili anche in audiocassetta.  Pertanto coloro che hanno qualche familiarità con i discorsi del Bhagavan, saranno senz’altro in grado di capire che oggi non faremo che ripetere quanto Lui ha detto in precedenza.

Molto tempo fa, nel 1989, il Bhagavan si recò in visita ad una scuola di Ooty, nello stato indiano del Tamil Nadu. Il campus dove era alloggiato il Bhagavan si chiamava “Nandanavanam”. Era magnifico vedere l’interesse con cui il Bhagavan discuteva con i ragazzi della scuola argomenti importanti per tutti. Dopo tutto non erano che ragazzini di quindici-sedici anni e, anche se stenterete a credere, si alzarono tutti in piedi e dissero: “Bhagavan, vogliamo parlare dei rapporti che intercorrono tra scienza e spiritualità.” Ragazzini così giovani! Ero molto sorpreso. Quella sera la discussione fu piacevole e coinvolgente.

Il Bhagavan alloggiava nel palazzo costruito dal Vice Re d’Inghilterra, Dalhousie, che lo aveva abitato per lungo tempo; in seguito fu acquisito dal Sri Sathya Sai Central Trust.  Il palazzo è splendido, costruito in legno: i ragazzi parteciparono con entusiasmo alla discussione sul tema ‘Scienza e Spiritualità’. Terminato il ‘dibattito’, il Bhagavan fece il Suo discorso su “Scienza e Spiritualità”, e questo è il tema che oggi vorrei condividere con voi.

 

 

Scienza e Spiritualità

Nel mondo ci sono solo due elementi che si combinano insieme: Questo e Quello. Non esiste nient’altro oltre ad essi, ecco tutto! ‘Questo’ è ciò che si definisce scienza, ‘quello’ è ciò che si definisce spiritualità. La gente comune si limita a ‘questo’, ovvero soltanto alla scienza. I ricercatori, gli aspiranti spirituali, i saggi, i santi, i veggenti, i credenti in Dio – tutti costoro cercano ‘quello’, ovvero ciò che viene definito col termine ‘spiritualità’. Ma noi, in qualità di devoti Sai, dobbiamo capire che ‘questo’ e ‘quello’ sono una sola, unica cosa. Alla fine riusciremo a conoscere questa verità. Quindi il termine ‘questo’ è riferito alla scienza, mentre il termine ‘quello’ alla spiritualità. Ma la realtà è che ‘entrambe sono una cosa sola’.

Ora cerchiamo di ragionare su alcuni punti secondo i criteri presentati dal Bhagavan. Che cos’è la scienza?  La scienza è lo studio, l’osservazione, la conoscenza  al di sotto del livello dei nostri sensi. Tutto ciò che si vede, si sente, si tocca, si percepisce con l'olfatto, tutto questo è in relazione coi nostri organi sensoriali. Al di sotto dei sensi c’è la scienza: ‘questo’ è al di sotto dei sensi, mentre ‘quello’ è al di sopra dei sensi, oltre i sensi. Gli occhi non possono vedere, le orecchie non possono udire, la pelle non può toccare e nemmeno il naso può sentire l’odore di ‘quello’. Perciò ‘quello’ è oltre i sensi.

Come dice il Bhagavan, questa scienza è la frattura, la scissione dell’amore. Quindi, la scissione dell’amore è scienza, mentre lo spirito d’amore è spiritualità.

Inoltre il Bhagavan parla di un terzo elemento. Dopo tutto la scienza è incompleta. Per quanto si studi con diligenza, per quanto si analizzi in profondità, per quanto si possa ricercare con intelligenza, la scienza rimane pur sempre incompleta. Perché? Ciò che la scienza ha affermato in passato, oggigiorno è superato e non corrisponde più al vero. Ciò che la scienza inventa oggi verrà smentito domani. Ciò significa solamente che la scienza non è immutabile La scienza è in continuo mutamento e dipende dalle attrezzature a disposizione e dalle capacità di comprensione della mente.

Quindi la scienza è incompleta, come la lettera ‘C’. ‘C’ comincia da un punto e finisce in un altro punto, lasciando una cavità vuota, uno spazio vuoto nel mezzo. La scienza è incompleta, mentre la spiritualità è simile alla lettera ‘O’, un cerchio che si chiude perfettamente: Poorna Madah, Poorna Midam. Quello è completo.  Perciò la spiritualità è pienezza. Essa non è mai incompleta.

La scienza parla di ‘thwam’, ossia ‘tu’, mentre la spiritualità parla di ‘quello’, ‘thath’. Thath è ‘quello’ . Thwam è ‘questo’. Perciò la scienza è thwam, mentre la spiritualità è thath. Gli scienziati continuano a pensare alla creazione, al mondo, mentre l’uomo spirituale pensa al Creatore che sta dietro alla creazione. Non può esserci alcun effetto se non esiste una causa. Dopo tutto la vita è una combinazione di causa ed effetto. Gli scienziati si occupano dell’effetto, mentre l’uomo spirituale pensa alla causa.

 

La Scienza è simile a forbici taglienti

La Scienza, come dice il Bhagavan, è simile ad un paio di forbici che tagliano e dividono.  Oggigiorno disponiamo di conoscenze scientifiche di base, avanzate e super specializzate. Non ricordo se vi ho già proposto questo esempio, ma vale la pena ricordarlo. C’era un tizio a Bombay che andò dal dentista per farsi curare un brutto mal di denti. « Dottore !  Ho mal di denti. » Il dentista rispose : « Dimmi dove ti fa male precisamente.  Nell’arcata superiore o in quella inferiore ? » Il paziente disse : « Mi fanno male i denti nell’arcata inferiore. » Il dentista rispose : « Mi spiace. Io sono specializzato nell’arcata superiore. Devi andare da un altro dentista. » (Risa).

Allora il paziente si recò da un altro dentista e gli disse : « Dottore,  so che sei uno specialista ed io ho un terribile mal di denti. » Il medico replicò : « Sì, sono uno specialista, ma ora mi dica quali denti di preciso le fanno male : quelli davanti o quelli in fondo, gli incisivi o i molari ? » « Dottore, mi fanno male i molari. »  « Sono spiacente, ma sono spiecializzato solo negli incisivi.  Sarà meglio che lei si rivolga al dentista che sta proprio qui a fianco. »

Come vedete, se le cose stanno così, la specializzazione e la super-specializzazione non fanno che causare confusione. La scienza è  come un paio di forbici. Così come le forbici tagliano e dividono, la scienza divide ; l’ago invece cuce insieme piccoli pezzi. Prendete ad esempio un sarto. Voi prendete un pezzo di stoffa e lo portate dal sarto. Il sarto taglierà quella stoffa in diversi pezzi, poi con ago e filo li cucirà insieme e vi confezionerà una bella camicia. Spero di essere stato chiaro. Così come l’ago serve per cucire insieme diversi pezzi e per fare un solo abito, la spiritualità ha la medesima funzione, mentre la scienza è simile alle forbici.

La scienza ha a che fare col divenire. Scienziati si diventa, non si nasce. Si diventa scienziati perché si nutre un interesse nella materia e perché si è curiosi. Tutto qui. Non si nasce scienziati. Nessuno è nato scienziato. Perciò la scienza è un divenire, mentre voi siete, noi siamo autentici esseri viventi. Voi siete spirituali. Il vostro vero essere è esistenziale. Voi siete l’esistenza. Voi siete già il vero essere, l’essere autentico, non c’è bisogno di diventarlo.

La scienza è fatta di molte domande. Ci si continua a domandare : « Perché, che cosa, dove, quando, come ? » La Scienza deve necessariamente rispondere a queste domande. La scienza è una questione di domande poste all’infinito ! Ci si continua ad interrogare per conoscere i fatti basilari della vita.

Ma la spiritualità non è una domanda. E’ una ricerca, è un interrogarsi, un analisi, una meditazione, è contemplazione. Il percorso è fatto di una ricerca infinita ed indefinita. Quindi, mentre la scienza è una domanda, la spiritualità è una ricerca. Questi sono tutti punti sviluppati dal Bhagavan.

 

Spiegazione ed esclamazione

La scienza fornisce una spiegazione. Una scheggia brucia e si consuma in un fuoco luminoso a causa dell’ossigeno. Perché brucia ? Perché è presente l’ossigeno. Perché non brucia ? A causa dell’idrogeno.  Tutto ha una spiegazione. La Scienza dovrebbe dare una spiegazione.  Se non la dà, non può essere scientifica. Se è scientifica richiede una spiegazione. Scienza e spiegazione vanno di pari passo. Ciò che non può essere spiegato non è scienza.

Ma la spiritualità non è spiegazione. E’ un’esclamazione, con sorpresa e meraviglia, un’esperienza fremente di grandezza ed emozione. Ad essa non si dà nessuna spiegazione. E’ solo un’esclamazione. « AHH ! Ho visto Swami ! WOW ! » Si tratta di questo. (Risa) Non esiste spiegazione.  E’ solo un’esclamazione !

Nella Scienza esiste ciò che noi chiamiamo esperimento e deduzione. Si eseguono degli esperimenti. Sulla base delle osservazioni, si trae la conclusione. La Scienza richiede tre cose : esperimento, osservazione, deduzione. « Questo è l’esperimento, queste sono le mie osservazioni e questa è la mia deduzione. » La spiritualità non è così. E’ esperienza. La spiritualità è esperienza della Realtà . Non ha niente a che vedere con l’osservazione e la deduzione, no !

 

Chiarire e dissolversi

In campo scientifico ci sono sempre problemi da risolvere. Se non esiste il problema, la scienza non esiste. Quindi lo scienziato è sempre alla ricerca di problemi diventando egli stesso problematico. In defintiva, gli scienziati sono problemtici, mentre la scienza è un problema.

Perché ?  E’ stato Einstein a dire : « Non voglio rinascere scienziato. Se devo rinascere, voglio nascere falegname. » Si vergognava molto delle proprie invenzioni, della sua ricerca scientifica e delle teorie sulle bombe atomiche, che causarono la distruzione di vasto numero di persone. Si vergognava della sua carriera di scienziato.

Il punto è che la scienza è un problema da risolvere. La spiritualità, però, non è così :  essa è un mistero dentro il quale ci si dissolve. In campo scientifico si risolvono problemi, mentre in campo spirituale tutto ciò viene dissolto. Nella Spiritualità voi non esistete!

  Il Bhagavan passa lungo le file del darshan. Vi guarda e voi guardate Lui.  C’è un sorriso, uno scambio di sguardi – ah ! Tutto qui. « Wow ! Che cosa ti è successo ? »   « Be’, non so cosa mi è successo ! » (Risa) Prima di quel momento avevate il broncio ed un espressione triste. Non appena Swami vi guarda, vi ravvivate e diventate risplendenti come mille candele o mille lampadine. Perché ?  Il punto è solo questo, non esiste spiegazione.

Il punto è che la spiritualità è un mistero da dissolvere, non un problema da risolvere, come succede nella Scienza. Voi vi dissolvete. Non appena il Bhagavan ci parla, non appena il Bhagavan ci dà l’interview, il tipo di fremito che proviamo, il modo in cui camminiamo, il modo in cui il nostro volto risplende radioso, bene, tutto questo significa che ci siamo dissolti !

 Guardate il volto di chi, al termine dell’interview, esce dalla saletta e condivide la propria esperienza con gli altri ! Quelle persone dimenticano il ruolo che rivestono, i loro talenti, le posizioni acquisite nei loro ambiti, dimenticano tutto. Continuano a spiegare, a raccontare : « Vedi, Lui ci ha visto da laggiù. Abbiamo cominciato a camminare fin là. E Lui voleva… » « Ah, che bello ! »  Perché ?  Hanno dissolto se stessi. Qui non si tratta più di una questione di « io ». Qui non si tratta più di una questione di « ego». Qui non si tratta più di una questione di « identità ». Non è più un questione di identificazione col corpo o con la posizione, la coscienza e la consapevolezza della personalità, no, no !  Tutto viene dissolto, noi stessi veniamo dissolti, ecco cosa succede. Quindi la Scienza è solo ciò che noi definiamo  che « debba essere risolto ». La Spiritualità richiede il dissolvimento.

 

Manifestato e Nascosto

Allora che cos’è la scienza ? La scienza è manifestazione. Mi presento qui il tavolo col microfono in mano ; voi vedete me ed io vedo voi. Noi tutti abbiamo forma e nome. Tutti coloro che sono creati, tutti coloro che esistono hanno i loro nomi e le loro forme e costituscono ciò che noi definiamo « Vita manifestata». Il che comporta l’esistenza di una corrente (elettricità) non-manifestata che alimenta ogni cosa, mentre ad esempio questo microfono è manifestato. Esiste una corrente non-manifestata che permette di accendere una lampadina, mentre la luce è manifestata. Ciò che è non-manifestato, quindi, viene definito spiritualità. La vita non-manifestata è spiritualità. La vita manifestata è scienza. Una vede la scena e l’altra vede colui che vede. Qui sta la differenza.

La scienza inoltre  dice a volte« Sì », a volte dice « No ». Uno scienziato afferma : « Questo è il punto. » L’altro scienziato dice : « Mi dispiace, ma esiste un altro punto. » Sorgono perciò diatribe e controversie. Si elaborano pensieri e contro-pensieri. Si creano situazioni piacevoli e situazioni spiacevoli. Tutti i partecipanti a queste diatribe sono d’accordo su di un punto sicuramente: quello di essere in disaccordo ! In altre parole, la scienza è piena di tesi e antitesi, accettazione e negazione, smentite ed affermazioni. La spiritualità, però, non è così. Essa è sintesi. Tesi ed antitesi sono le componenti della scienza, mentre la spiritualità è sintesi.

Se qualcuno afferma : « Questa è la mia esperienza » io non posso dire : « No, ti sbagli » oppure « Sì hai ragione. » Se qualcuno dice : « Signore, vi racconto un mio sogno », io non posso dire : « Il tuo sogno è errato » perché si tratta del tuo sogno. Chi sono io per dire : « No » ? Non posso quindi confutare il tuo sogno.  Tu non puoi mettere in discussione il mio sogno. Il modo in cui io intendo il Bhagavan è diverso dal modo in cui tu intendi il Bhagavan. Non posso pertanto mettere in dubbio la tua capacità di capire. Allo stesso modo, il mio modo di comprendere non può essere negato o smentito da te. Questo significa che è tutto vero. La tua capacità di capire, il tuo sogno, il tuo modo di comprendere, la tua metodologia di analisi – sono un tutt’uno. La spiritualità, perciò, è sintesi e totalità, mentre la scienza è tesi ed antitesi. 

 

Entro ed oltre i limiti di Tempo e Spazio

Tempo e spazio delimitano la scienza. In fisica e chimica si dirà : « A seconda della temperatura e della pressione, pari volumi di gas, a pari condizioni di temperatura e di pressione, contengono un uguale numero di molecole. » Oh-ho ! Qui si fa riferimento a temperatura e pressione. Tutte le leggi scientifiche dipendono da pressione e temperatura e sono limitate da tempo e spazio. La spiritualità però è oltre il tempo e lo spazio.

Vi faccio un esempio : Molto tempo fa il Bhagavan materializzò una catena d’oro. Poi la portò molto vicino allo Shiva Lingam. Sapete che cos’è lo Shiva Lingam ? E’ un idolo, un simbolo, non è vero? Swami appoggiò la catena sullo Shiva Lingam e questa ci restò attaccata. Non esistono catene che si attacchino alla pietra. Basta provare.  Non si riesce a tenere attaccata o fissata una catena a una pietra, a nessuna pietra ! Se volete tentare, potete farlo, e potrete vedere che questa cadrà a terra immediatamente.. Normalmente una catena non rimane attaccata alla pietra. E’ impossibile.

C’era allora uno scienziato, il Dr. Bhagavantham il quale, vedendo il fenomeno, domandò : « Swami, io sono un fisico. Lo Shiva Lingam, dopo tutto, è una pietra. E la catena che hai materializzato è d’oro. Com’e possibile che si sia attaccata alla pietra ? »  Baba rise e disse : « Invece di fare domande, puoi pensare in questo modo : Colui che può materializzare, può anche attaccarla !”(Risa) Colui che l’ha materializzata con le proprie mani, non sarà forse in grado di attaccarla alla pietra ?  Dubiti ancora ? » L’uomo capì che Baba è al di là della scienza e rinsavì. Una volta compreso che Baba è oltre la scienza, rinsaviremo. In assenza di temperatura qualsiasi cosa può succedere.

Molto tempo fa un fotografo-operatore americano di Hollywood venne qui solo dopo molte insistenze da parte della moglie. Come potete vedere nell’Era Sai accade una cosa curiosa: i mariti vengono guidati e sollecitati dalle mogli. Le mogli agiscono da forza trainante, mentre i mariti sono come i vagoni di un treno che si fanno trainare dalla motrice. (Risa) Possiamo anche non condividere questa opinione, ma è la verità di fatto, universalmente nota e pubblicamente riconosciuta. Le mogli quindi non se ne staranno quiete fino a quando i mariti non le seguiranno.

 

L’arcobaleno in una calda giornata d’estate.

C’era quindi questo americano, che era anche attore, sceneggiatore e regista di Hollywood, obbligato dalla moglie ad accompagnarla in questo viaggio per recarsi qui. Prima di partire dagli Stati Uniti aveva detto ai suoi amici : « Se riconoscerò il Bhagavan Baba nello stesso modo in cui l’ha riconosciuto mia moglie, gli chiederò di fare un arcobaleno diritto per me.   Una cosa del genere non potrà scivolare giù dalla Sua  manica. Se sperimenterò una cosa così mi convincerò dell’autenticità di Swami. »

Il giorno dopo il suo arrivo, questo signore e sua moglie salirono su una collina nelle vicinanze del villaggio. Si sedettero ad ammirare il panorama, guardando in tutte le direzioni. Erano circa le 11.30 del mattino. La giornata era limpida. All’improvviso videro un arcobaleno nel cielo. Ma non si trattava del solito arco d’arcobaleno. Esso si slanciava dritto verso il cielo, poi lentamente cominciò a dissolversi, dal basso verso l’alto, proprio mentre l’osservavano.

L’americano ne rimase impressionato. « Wow ! Non avevo detto a nessuno del mio desiderio. E’ stato Baba a fare questo ! » Lui e la moglie erano meravigliati. Scesero immediatamente per mettersi in fila per il darshan. Il giorno seguente Swami gli andò incontro e gli disse con un largo sorriso : « Be’, ti è piaciuto il Mio arcobaleno ? »

Lentamente, lentamente, lentamente il Bhagavan ci dà tempo, una lunga fune alla quale possiamo attaccarci ! Quest’uomo, quindi, si unì alle file per il darshan. Ottiene subito una interview. Questo tipo di persone ottiene l’interview immediatamente perché dubita. (Risa) Coloro che Lo hanno accettato non hanno bisogno di interview giacché hanno già riconosciuto che Baba è Dio. Coloro che non hanno interview possono avere la soddisfazione di essere già devoti, confermati e dichiarati. (Risa) Voi siete già proclamati e confermati.   Non avete bisogno di essere chiamati in modo particolare, non è necessario ! Non avete bisogno di essere convertiti. Non avete bisogno di essere trasformati. Non avete bisogno di essere convinti. Voi sapete che Baba è Dio, quindi perché avere un’altra interview ?  Se siete in buona salute, per quale motivo andate dal dottore ? Potete avere bisogno del medico a causa dalla pressione del sangue, ma se godete di buona salute, va tutto bene !

Quindi quell’americano ebbe l’interview. Anche sua moglie ebbe l’interview, naturalmente, perché qui questa è la procedura. Quando entrarono nella sala il Bhagavan materializzò per loro un frutto, un piccolo frutto. Swami disse : « Mangiatelo. » Swami domandò : « Che frutto è questo ? » (Risa) « Swami, non lo so. »  Poi il Bhagavan disse : « Questo frutto non si trova da nessun parte in questo paese. Questo tipo di frutto non è disponibile in questo periodo dell’anno, in questa stagione. Su, avanti, mangiatelo. » L’americano iniziò a mangiare il frutto e ne gustò la dolcezza ed il sapore. « Wow ! Dolce, dolce, completamente dolce !” Perché ? Perché Baba è oltre il tempo ed oltre lo spazio.

 

Un frutto materializzato in modo speciale

Qualche mese fa era qui un imprenditore edile Nagarjuna di nome Raju. Anche voi l’avrete certamente visto. E’ l’Amministratore Delegato che ha la direzione dei lavori della costruzione del complesso abitativo che sorgerà qui prossimamente. Swami lo chiamò pubblicamente sul palco e materializzò un frutto, poi gli chiese di mangiarlo. Swami ruppe il frutto in due parti e ne diede una al Vice-Rettore ed una a Raju. Se ce ne fosse stata una terza parte, sarei stato io il fortunato ! (Risa) Ma non lo fui.  

Quindi diede le due metà del frutto ai due uomini. Entrambi cominciarono a mangiarlo, con facce inespressive. (A.K. mima il gesto di sgranocchiare un frutto) Nessuno parlava, no. Poi Swami domandò a Raju : « Che frutto è ? Com’è ? » Raju disse : « Bhagavan, sono stato in giro per tutta l’India. Recentemente mi sono recato in Kashmir. Sono stato a Badri e a Kedar (luoghi sacri nell’Himalaya mete di pellegrinaggi). Ho fatto questo pellegrinaggio. Ho visto tutte le specie di frutti esistenti, ma non ho mai visto questo frutto. »

Swami disse : « Come potevi vederlo laggiù se non si trova in nessun luogo ? (Risa) Questo frutto è stato materializzato appositamente per te. Allora, com’è ? » Raju disse : « Swami, la sua dolcezza rimarrà come minimo fino a domani. (Risa) Finora non ho mai provato una tale intensità di dolcezza. »

Come ha fatto il Bhagavan a materializzare quel frutto ? Come ha fatto il Bhagavan a materializzare quel frutto quando non era stagione di frutti ? Perché ? Le stagioni e le ragioni vanno bene per me e per voi. Ragione e stagione sono due elementi che non hanno nulla a che fare col Bhagavan. Il Bhagavan è oltre questi parametri. Tempo e spazio, quindi, pongono dei limiti alla scienza ; mentre la spiritualità è oltre tempo e spazio.

Un paio di anni fa il Bhagavan continuava a ripetere la seguente frase : Non so quanti di voi l’hanno sentita. Gli scienziati affermano : « Questa è materia ; questa è energia.  Questa è energia; questa è materia. » Ma il Bhagavan afferma : « L’energia può essere trasformata in materia ; la materia può essere convertita in energia. Materia ed energia sono reciprocamente trasferibili e reciprocamenete convertibili. La materia è energia : ecco tutto. L’energia manifestata è materia. La materia non manifestata è energia. Materia ed energia sono le due facce della stessa medaglia. »

Pertanto, cari amici, si tratta di energia cosmica. E’ l’energia Divina dal punto di vista della spiritualità. Dal punto di vista della scienza, invece, da una parte c’è la materia, dall’altra l’energia. Sono due cose differenti. Secondo il concetto spirituale, esse costituiscono una stessa ed unica cosa.

 

L’Esterno e l’Interno

La scienza richiede intelligenza. La scienza richiede memoria. La scienza richiede azione tempestiva. Occorre essere pronti, vigili. Occorre possedere spirito d’osservazione. Lo scienziato dovrebbe essere capace d’osservare sempre più tutto ciò che accade. La scienza, quindi, richiede intelligenza e spirito d’osservazione. Questo è ciò che si definisce pravritthi o attività esterne. Pravritthi è guardare, osservare sempre il mondo esterno. Come funzionano gli elementi ? Che cos’è questa energia ? Che cos’è l’elettricità ? Che cos’è il calore ? Che cosa sono i veicoli spaziali ? Tutto è esteriore, esterno.

La scienza, perciò, si occupa del mondo esterno. Essa ruota attorno al mondo fisico. E’ il prodotto della testa chiamato pravritthi, mentre la spiritualità è un’esperienza interiore. Non ha nulla a che fare con la testa. In qualche modo ha a che fare col cuore. La spiritualità comincia donandoti l’esperienza a livello di cuore. La scienza aiuta ad analizzare ed a sperimentare tutto quanto si pensa nella nostra mente. Quindi, pravritthi è la mente e nivritthi, l’interno, è il cuore. Questa è la differenza tra scienza e spiritualità.

Poi alla fine che cosa succede ? Io sono lo scienziato, perché no ? OK ! Dal momento che ci si concentra solo sul mondo, dal momento che si pensa solo alla materia, alle comodità e agli agi, cosa succede ? Gli scienziati sono altamente egocentrici. Molti scienziati pensano di sapere tutto, sebbene sia noto che non sappiano nulla. In definitiva gli scienziati conoscono solo una parte della Creazione. Nessun scienziato può dire di sapere tutto, no ! Egli conosce solo una piccola parte. E’ stato Newton a dire : « Sono come un bambino che raccoglie ciottoli passeggiando sulla riva del mare. » Quindi gli scienziati conoscono solo una frazione. Nessuno scienziato può dire di sapere tutto, no !  Egoismo e senso del possesso caratterizzano gli scienziati.

Sono possessivi. Perché ? Oggigiorno ci sono i brevetti. Si vuole brevettare persino il riso basmati (di alta qualità). Alcuni potrebbero anche pensare di brevettare l’ossigeno che respiriamo. (Risa) Questo tipo di possessività è ciò che caratterizza l’impulso al dominio tipico degli scienziati. Gli scienziati vogliono dominare, sì ! « Siccome possiedo queste bombe atomiche, tu devi arrenderti. Siccome abbiamo tutti queste armi telecomandate in grado di bombardare e di uccidere migliaia di persone, siamo noi che comandiamo. »  Gli scienziati, quindi, vogliono comandare. Essi possiedono lo spirito dell’ego e dell’orgoglio. Inoltre vogliono dettare le condizioni agli altri. Essi sono altamente e totalmente egoisti. Esistono eccezioni, ma la maggioranza delle persone che hanno dedicato se stesse alla scienza è così. 

 

Chi è spirituale è sempre umile

Diversamente dallo scienziato comune, chi è spirituale è sempre umile. L’uomo spirituale, l’uomo religioso è sempre umile. Avrete visto le foto di Madre Teresa, Premio Nobel, la Madre che è stata al servizio di milioni di persone povere ed abbandonate. Lei era davvero umile ! S’inchinava con le mani giunte ed era solita recarsi in visita dal Papa a Roma, dove veniva puntualmente ricevuta. E sempre a mani giunte, s’inchinò per ricevere il Premio Nobel.

Dopo tutto che cosa possedeva Madre Teresa al momento della sua morte ? Lo sapete ? Due secchi di plastica, una tazza di plastica e due paia di vestiti. Nient’altro. Vendette tutte le automobili che le regalarono e donò il ricavato all’Associazione delle Suore della Carità. L’umiltà è pertanto il segno distintivo della persona religiosa.

Equanimità significa non essere perplessi, non scervellarsi sopra le cose. Gli alti e bassi della vita non scuotono la persona religiosa. Essa mantiene uno spirito di equanimità e di equidistanza. Non si considera superiore a nessuno. Uguaglianza, equanimità ed umiltà sono le caratteristiche dell’uomo religioso. In più egli è pronto a sacrificare qualsiasi cosa, persino la propria vita.

Quindi, cari amici, ‘questo’ è scienza ; ‘quello’ è spiritualità. Questo è stato l’argomento trattato dal Bhagavan nel Suo discorso del 1989 ad i bambini della scuola di Ooty (Uttagamangalam – il nome per esteso di Ooty). Ancora ricordo con molto piacere quella bella serata.

 

Il corpo è composto di elementi

La Bhagavad Githa ci aiuta a conoscere ‘questo’ e ‘quello’ : questi concetti sono spiegati con molta chiarezza al Capitolo 13. Questo è il corpo. Qual è la sua natura ? Di cosa è composto? Che cosa significa ? (Anil Kumar canta uno sloka della Bhagavad Githa)

 

Mahabhutani Ahamkaro Buddhir Avyaktam Eva Cha,

Indranidasaikancha Pancha Chendriya Gochara.

 

Questo afferma la Bhagavad Githa. E’ detto chiaramente : Mahabhutani. Il corpo è composto di cinque grandi elementi Leggete i discorsi che il Bhagavan Baba ha fatto agli studenti la scorsa estate. Durante l’estate il Bhagavan tiene ogni sera delle lezioni su Cultura e Spiritualità indiana. Una volta ha trattato approfonditamente questa materia.

Mahabhutani. Il corpo è composto di cinque elementi L’aria è fuori, ma anche dentro : è la respirazione. Lo spazio è fuori, ma anche dentro.  Il fuoco è fuori, ma anche dentro. Tutti e cinque gli elementi che trovate all’esterno, li potete trovare anche all’interno del corpo. Il corpo è composto dai cinque elementi terra, fuoco, spazio, aria ed acqua.  Questi cinque elementi sono presenti nel corpo : Mahabhutani significa infatti ‘i cinque elementi’.

Ahamkaara : ego. Ego ! Chi siete voi ? « Io sono il Tal dei Tali. » Da dove vieni ? « Vengo dal tal posto. » Che cosa sei ? » « Io sono questo-e-quello. » Perciò questo tipo di ‘’centratura’’ sull’io è l’ego. Se manca questa ‘’centratura’’ sull’io, se non c’è vita, non non siamo che manichini in esposizione.  Questo tipo di ego si presenta in questo modo : « Salve, io sono il Tal-dei-Tali. »

Buddhi Avyaktam Eva Cha : Buddhi significa intelletto. Quindi non esiste solo l’ego, ma anche l’intelletto. Se ci fosse soltanto l’ego senza l’intelletto, ci comporteremmo come un bufalo. Sì, un bufalo ! (Anil Kumar imita il grugnire del bufalo « Humm ; humm ! » Tutto qui. (Risa).

Potete leggere ciò che ha detto il Bhagavan nel Volume I di Sathya Sai Speaks. Se battete un bufalo con una canna, esso emetterà questo suono : « Humm- humm » che sta per « Hum, hum (in sanscrito significa) : « Io, io, io » espressione dell’ego. Quando si scuoia un bufalo, si tolgono i nervi e si fanno corde di violino. Se suonate il violino non avrete un suono come ‘’Hum’’  ma piuttosto ‘’Tum, tum’’ (che in sanscrito significa) : ‘’Tu, tu, tu’’. Quindi si cambia da ‘hum’ a ‘Tum’. La differenza esiste a causa della carne, a causa dell’ego. 

Avyaktam Eva Cha : Avyaktam : In questo corpo di cinque elementi è presente un principio nascosto. E’ l’anima individuale, lo spirito individuale, che fa funzionare il corpo e lo renderà operante. Questo è Avyaktaam Eva Cha. Moola Prakritthi : il principio fondamentale, ciò che voi chiamate coscienza idividuale o anima individuale. Questo è Ahamkaara.

 

Esistono dieci sensi

Indriyanida Dasekancha, Pancha Chendriya Gocharah. E’ detto chiaramente : Dasam Ekam Chandriyani. Indriyani Dasekancha : Esistono dieci sensi Che cosa sono ? Si tratta dei cinque kamendriyas e dei cinque jnanendriyas : i cinque sensi di percezione ed i cinque sensi d’azione. « Swami, non capisco. Puoi rispiegare, per favore ? »

Il Bhagavan ha fatto il seguente esempio. Le automobili hanno i fari e le ruote. Quindi, tutte le parti proiettate verso l’esterno sono i sensi d’azione. All’interno la macchina ha un pedale per i freni ed il volante, più la frizione. Sono come gli organi all’interno del corpo. Questi sono gli organi di percezione. Quindi jnanendriyas sono all’interno, mentre karmendriyas sono all’esterno : cinque più cinque fa dieci : i dieci sensi.

Indriyani Dasecancha : Ne esistono dieci. Che cosa succede ?  Indriya Gocharam Pancha : I cinque organi esteriori, quelli d’azione ed i ciqnue sensi di percezione lavoreranno insieme. Esistono cinque sensi di percezione : sabdha, rupa, sparsa, rasa, gandha. Sabdha è il suono che si ode con le orecchie. Rupa è la forma che si vede con gli occhi. Rasa è il gusto che si gusta con la lingua. Gandha è l’odorato che si sente col naso. Sparsa è il tatto che si sente attraverso la pelle. Questi sono duqnue i cinque oggetti (organi) esterni d’azione : orecchie, occhi, lingua, naso e pelle. Con in cinque sensi di percezione interna, unitamente ai cinque organi esterni d’azione noi siamo in grado d’agire : essi ci permettono d’agire in questo mondo.

Poi che cosa succede ? Questi sono strumenti, attrezzi utili. Sappiamolo. Se qualcuno vi domanda : « Tu chi sei ? » Non diciamo : « Ho migliaia di rupie in banca, quattrocentomila per l’esattezza. » No, no, no ! E nemmeno : « Ho tre terreni e cinque appartamenti », no, no, no ! Chi sei tu ? « Ho questi tre componenti, tutte queste parti. »

« Oh Dio, mi hai fatto milionario. » Sono un uomo molto ricco, non dal punto di vista del conto in banca, ma dal punto di vista di questo corpo che Tu mi hai dato. Questo strumento che Tu mi hai dato, tutti gli accessori coi quali l’hai dotato, oh Dio, ti sono grato per tutto questo ! Sono un milionario ! »

Come fate a saperlo ? Se vi dovesse capitare di avere un’insufficienza renale e doveste sottoporvi ad un trapianto di rene, il donatore vi chiederà duecentomila rupie. Quindi se il costo di un rene è duecentomila rupie, noi abbiamo due reni che valgono quattrocentomila rupie, già pronti e perfetti ! (Risa) Per la donazione d’occhi, il costo è duecentomila rupie  Abbiamo due occhi = quattrocentomila rupie. Sono già ottocentomila rupie ! Proseguite in questo modo e fate i conti se non è vero che siamo milionari ! Non lo sapevamo. Ci consideriamo mendicanti ed indigenti. E’ un peccato. Dio vi ha fatti già ricchi a sufficienza. infatti Dio vi ha fatti milionari. « Oh Dio, io mi sento felice quando penso di essere un mendicante ». Chi ! Nessuno è un mendicante ! Siamo tutti milionari.

Quindi, con tutti questi dieci sensi – i cinque sensi di percezione ed i cinque sensi d’azione – più il nascosto Moola Prakrithi, il principio fondamentale che è la consapevolezza del Sé o Anima, è presente : Icha Dvesha Sukham Dukham Sangatah Chetana.

 

Simpatie, antipatie, felicità e dolore.

Icha significa desiderio o brama. In ognuno di noi esiste il desiderio. Se qualcuno dicesse : « Io non ho desideri, » non è così che stanno le cose. Come minimo avete il desiderio di vivere e di respirare. Sì ! La gente afferma : « Io non ho desideri » Allora perché vai alla mensa ? Resta solo seduto lì ! (Risa) Questa ginnastica non vi aiuterà a sapere, a conoscere ! Siamo pratici. Se dite : « Io non ho desideri, » bene, allora non respirare ! Siedi immobile !

Quindi il punto è : esiste un certo tipo di desideri. Per questa ragione la Bhagavad Githa dice : « Coloro che dichiarano di essere in questo modo sono midhyachara ovvero pretenziosi.  Fanno solo finta. La Bhagavad Githa dice : « Non lottare con me ! » Questo è il titolo dato dalla Bhagavad Githa Esiste quindi il desiderio, ossia Icha.

Dwesha : In ognuno di noi esiste un tipo di avversione, dwesha. Mi piaci tu, ma lui non mi piace. Mi piace questo posto, ma non quell’altro. Mi piacciono le caramelle, ma non i cibi piccanti. Preferisco gli oggetti rotondi, non quelli cilindrici, angolari o esagonali, no, no, no ! Abbiamo le nostre preferenze e le nostre avversioni. Mi piacciono le rose, ma non il gelsomino. Mi piacciono li crisantemi e non le dalie. Abbiamo le nostre preferenze. Mi piace vivere in appartamento oppure preferisco una casa indipendente. Mi piacciono le bevande fresche, voglio il caffè caldo, voglio un gelato ! Quindi, cari amici, abbiamo le nostre preferenze e le nostre avversioni.

Sukham : Esiste una cosa che chiamiamo gioia. Dentro di noi c’è gioia. A causa della gioia che è dentro di noi, l’oggetto esterno ci renderà gioiosi. La gioia è dentro di voi ; l’oggetto esterno è soltanto uno strumento. L’oggetto esterno è solo un’antologia. L’oggetto esterno è solo una scusa per portare la gioia dall’interno all’esterno.

Vi faccio un esempio: prendiamo un gelato. Diciamo che il gelato ci fa contenti. Se guardo il gelato e basta, non sarò contento. Quando comincio a mangiarlo, sono contento.  Il gelato quindi non è la felicità, no ! L’esperienza del mangiare il gelato ci dà felicità. Sono stato chiaro ? Questo ragionamento naturalmente si applica anche alle ciambelle, al pollo fritto, agli hamburger, ai maccheroni, al formaggio, qualunque cosa voi vogliate chiamarla ; OK ?

Quindi la gioia dentro di voi viene portata fuori, all’esterno. L’oggetto non vi darà la felicità, perché se fosse il gelato a darvi felicità, dovrebbe procurarla a tutti. Sono in molti a non apprezzare i gelati. Se una tazza di caffè vi rende felici, tutti dovrebbero bere questa tazza di caffè. Ci sono molte persone però che dicono : « Io non lo voglio. »  Pertanto, cari amici, la felicità non risiede negli oggetti esterni. L’oggetto esterno non fa che far emergere all’esterno la gioia che è dentro di voi.

Dukham : Esiste anche il dolore. Quando vedo una persona in difficoltà, mi sento molto male. Sento il suo dolore e mi viene da piangere. Vi faccio un esempio : una mucca cadde nel fiume e lottava per salvarsi.  La gente non riusciva a prenderla a causa del suo peso. Un saggio saltò nel fiume nel tentativo di salvarla. Tutti dissero : « Sembri Capitan Fracassa ! Perché ti sei tuffato ? Perché vuoi salvare quella mucca ? Mentre lei sta lottando per la vita, molti di noi muoiono. Perché vuoi salvarla ? » Il saggio disse : « Se quella mucca soffre, anch’io sento la sofferenza. Se quella mucca lotta per vivere, sento anche dentro di me che c’è una lotta per la vita . »

Il Bhagavan ha fatto un altro esempio. Una persona, un uomo religioso, stava facendo il bagno in un fiume. Si stava lavando nel fiume quando vide uno scorpione sulla superficie dell’acqua. Lo scorpione stava lottando per uscire, ma non ci riusciva. L’uomo gentile prese in mano lo scorpione e questo prese a pungerlo fino a quando l’uomo lo lasciò cadere. Vedendo che continuava a lottare, lo riprese in mano. E lo scorpione ricominciò a pungerlo. Questa storia tra lo scorpione che pungeva e l’uomo che lo lasciava cadere continuò per un po’.

Altri videro la scena. « Per quanto tempo ancora pensi di ripetere questa storia ?  Lascialo là, o hai intenzione di impiegare tutto il tuo tempo in questo modo ? » L’uomo rispose. « E’ nella natura dello scorpione pungere.  E’ nella natura dello scorpione mordere. E’ nella mia natura aiutare. Se lo scorpione non cambia la sua natura, perché dovrei cambiare la mia ? (Risa) Se lo scorpione non abbandona la sua indole, perché dovrei perdere la mia ? Lasciatemi continuare. L’abitudine di salvare la vita fa parte della mia indole, del mio carattere. Quindi continuerò. » Questo fu quello che disse.

Sangatah-Chetana. Sangatah indica l’aggregato di corpo e sensi. Voi siete la combinazione di corpo e sensi, la totalità. Possono i vostri sensi essere a Los Angeles, mentre il vostro corpo è qui ? No. I sensi ed il corpo sono qui, entrambi. Capite ?  Essi sono presenti qui insieme. Chetana significa intelligenza, consapevolezza, intuizione.

 

Il Corpo è un Luogo Sacro

Pertanto, cari amici, ‘questo’ significa il corpo che contiene l’insieme di queste cose.  La Bhagavad Githa dice : Ithi Kshetram Sama Sena. Questa è la sintesi del vostro corpo. Questa è la sintesi di ‘questo’ : ciò che vedete dall’esterno. Poi è presente qualcosa oltre a ‘questo’.

Quindi ‘questo’ è scienza, mentre ‘quello’ è spiritualità. Abbiamo studiato la prima parte, e cioè ‘questo’. La seconda parte, ‘quello’, è lo spirito. ‘Questo’, il corpo, è chiamato kshetra nella Bhagavad Githa. Kshetrajna è ‘quello’, ovvero colui che conosce, il conoscitore del corpo. Siate chiari, per favore. Kshetra significa ‘centro di pellegrinaggio’. Il Bhagavan l’ha ripetuto più volte. E’ il luogo dove voi siete sacri, dove voi siete disciplinati. Perciò Kshetra è un luogo sacro. Kshetra è un luogo sacro. Di conseguenza il corpo è altamente sacro. Non trascuratelo. 

Ci sono persone che non vestono decorosamente. Ci sono persone che non hanno abitudini alimentari corrette. Solo perché digiunano, ci sono persone che pensano di essere molto religiose. Invece di avvicinarsi al paradiso, essi sono prossimi alla tomba ! Punire il corpo ed infliggersi torture non è affatto segno di religiosità. Nessuno hai mai detto di fare queste cose.

Il Corpo è un luogo sacro, è kshetra, un centro di pellegrinaggio. Il Bhagavan ha detto : « Il corpo è un tempio mobile. » Il vostro corpo è un tempio mobile, quindi deve essere mantenuto bene. Deve essere tenuto in ordine. Esso dovrebbe essere sacro e sommamente rispettato.

E’ detto chiaramente : ‘Quello’, kshetrajna, è la seconda parte. La prima parte è kshetra e si riferisce al corpo. La seconda parte è Colui che dimora in questo corpo, Colui che conosce questo corpo, il Conoscitore e si chiama kshetrajna.

Dirò alcune poche cose, poi continuerò lo stesso argomento la prossima settimana.  Il Bhagavan tratta questa vasta materia con efficienza ed abilità, ed anche molti altri punti interessanti nel corso dei Suoi discorsi. Quelli fra voi che sono qui da lungo tempo sanno che Swami ha tenuto dei discorsi sulla Bhagavad Githa. Si tratta di una serie di discorsi pubblicati in forma di libro. Sto parlando del Capitolo 13 che porta il Titolo : « Questo, Quello ed Entrambe. » Quindi ora abbiamo completato una parte, kshetra o corpo. 

L’altra parte è il conoscitore : kshetrajna. Avete conosciuto il corpo, Kshetra. Ora conoscete kshetrajna, lo Spirito che ci sta dietro. Giusto per farvi gustare un campione, un esemplare, per gustarne un pochino (si gusta il budino mangiandolo), permettemi di servirvelo, tenendo da parte e riservando il resto per il discorso della prossima settimana.

Il Bhagavan molto spesso ripete questo nei Suoi discorsi . Amici cari, penserete : ma perché ogni volta quest’uomo dice « Il Bhagavan ha detto…il Bhagavan ha detto,… »  Dal momento che io, se fosse per me stesso, non ho nulla da dire, sottolineo che questo è tutto quanto ha detto il Bhagavan.

Il secondo scopo è che questo è un circolo studi. In quest’assemblea di devoti, pensiamo alle parole del Bhagavan di volta in volta, di continuo così da far risuonare le Sue parole nelle nostre orecchie. Ci sentiamo come un’eco. Questo processo di chiama sravana.  Sravana è ascoltare. Il Bhagavan ha parlato ed ora noi ripetiamo di nuovo le Sue parole. Questo processo di chiama smarana. Smarana è memoria, richiamare alla memoria. Manana è pensare alle parole di continuo. Smarana è cantare, ripetere ancora una volta o riepilogare.  E’ un esercizio spirituale.

Se c’è solo sravana allora queste idee entreranno in un orecchio ed usciranno dall’altro. Perciò non è solo sravana ad essere necessario, ma anche manana, ricordare e riepilogare : anche questo è necessario. Proprio come la mucca rigurgita tutta l’erba mangiata in precedenza e la mastica di nuovo, noi ripetutamente, una volta dopo l’altra, pensiamo al messaggio del Bhagavan così da goderlo tramite il dissolvimento di noi stessi. Dissolviamoci nel messaggio del Bhagavan.

 

Le mani di Dio sono ovunque

Sarvatah Pani Padam, Tat sarvota Chi Siromukham. Il Bhagavan molto spesso ripete questo sloka. I piedi di Dio sono ovunque Le mani di Dio sono ovunque La testa di Dio è ovunque. Le Sue orecchie sono ovunque.

Ad un uomo di scienza, all’uomo che si occupa di computer, tutto questo appare come non-senso ! Come possono le Sue mani essere dappertutto ? Impossibile ! Come possono le Sue orecchie essere dappertutto ? Nulla di più falso ! Come potete credere che la Sua testa è ovunque ? Non ha proprio significato !

Amici ! Queste sono espressioni figurative. Io dico : « Nel mio ufficio ho dieci mani. »  Vuoi dire solo mani ? Le mani rappresentano le persone. In letteratura esiste una figura del linguaggio chiamata sinèddoche. Sinèddoche è una figura retorica che si ha quando si nomina una parte per il tutto o viceversa, oppure il plurale per il singolare e viceversa.

Quindi quando dico : « Ci sono dieci mani nel mio ufficio, » significa che ci sono dieci persone nel mio ufficio. « Contate le teste. » Che cosa significa ? Significa forse che bisogna tagliare le teste e considerarle alla stregua di noci di cocco ? Non è così. « Testa » significa « a testa », « a persona ». « Date un prasadam a testa. » Qual è il significato ? Che devono essere tagliate le teste e distribuire il prasadam al loro posto ? Chi, chi, è un’assurdità ! « Testa » significa semplicemente « persona ». Sono stato chiaro ?

Similmente Sarvata Pani Padam significa che tutte le nostre mani sono Sue. Tutti i nostri piedi sono Suoi. Tutte le nostre orecchie sono Sue. Tutte le nostre facce sono Sue. Noi siamo solo Suoi strumenti. Questo è il significato di : il Brahman ha mani e gambe ovunque.

Conosceremo kshetrajna e completeremo i punti restanti la prossima domenica. Poi abbiamo molte altre cose da imparare. « Questo, Quello ed Entrambe ». Poi rimarrà la terza parte. Sono certo che vi è piaciuto l’argomento su ‘questo’ e attenderete la prossima settimana per parlare di ‘quello’.

Grazie !.

 

(Anil Kumar chiude il suo satsang conducendo il bhajan,

 ‘’Jayaho, Jayaho Gopalana…’’

 

Om Asato Maa Sad Gamaya

Tamaso Maa Jyotir Gamaya

Mrtyormaa Amrtam Gamaya

 

Om Loka Samastha Sukhino Bhavantu

Om Loka Samastha Sukhino Bhavantu

Om Loka Samastha Sukhino Bhavantu

Om Shanti Shanti Shanti

Sai Ram,

Grazie !