Perle di Saggezza Sai
Incontro con Anil Kumar
Prashanti Nilayam, 26 novembre 2002
Om..... Om..... Om......
Sai Ram. Pranams a Swami.
Cari fratelli e sorelle. Un’ora fa Baba è stato con noi per un’ora e mezza. Ed è proprio quello che sto per raccontarvi. E’ l’ultimissima cosa successa, perciò:
26 novembre 2002
Baba ha parlato di diversi argomenti. Cercherò quindi di riassumere, per quanto possibile.
"Perché la tristezza? Perché la sofferenza?".
La risposta data da Bhagavan è stata: "E’ la vostra immaginazione, è la vostra illusione ad essere responsabile del vostro dolore. Senza illusione, per la sofferenza non ci sono assolutamente chances. Se siete liberi da Bhrama (l’illusione), sperimenterete Brahma (Dio). Se sperimentate Brahma, il Divino, non sarete trascinati via da Bhrama, l’illusione".
"Bhagavan, per favore parlaci di Brahma".
Swami ha risposto: "Bhrama, le illusioni, sono molte, mentre Brahma è solo Uno. Se Lo conoscete, rimanete indisturbati, impassibili, calmi, equanimi, distaccati. Supponete ci sia uno schermo cinematografico sul quale vengono proiettati dei film. Le pellicole sono molte, le trame sono tante. Ci sono film che ci fanno piangere, mentre altri ci fanno danzare. Ma lo schermo mai piange, mai danza. Lo schermo rimane immutato, mentre le pellicole si susseguono. Allo stesso modo Brahma, il Divino, è l’immutabile, eterno, incontaminato schermo, mentre i film di Bhrama proiettati su di esso, sono momentanei, mobili, mutevoli, variabili, effimeri, materiali.
Ecco un altro esempio: in letteratura ci sono molti libri, volumi e volumi di libri. Ci sono libri di 500 pagine, altri di 1.000, tutti composti da milioni di frasi. Tuttavia le lettere dell’alfabeto A B C D...., sono solo 26. Da queste 26 lettere vengono scritti innumerevoli volumi. Allo stesso modo, Brahma è la base, mentre i volumi dell’immaginazione sono infiniti. Una volta che conosciamo le fondamenta, sappiamo cos’è la Beatitudine.
Lo stato di veglia è chiamato jagrata. Quando vado a dormire, sperimento lo stato di sogno e lo stato di sonno profondo. Nello stato di veglia, sono qui; nello stato di sogno sono là; nello stato di sonno profondo continuo ad esistere. L’IO non muta, ma i tre livelli di coscienza, si. La mia esperienza nello stato di veglia è totalmente differente dall’esperienza nel sogno che, a sua volta, è diversa dall’esperienza nello stato di sonno profondo. Tuttavia l’IO continua ad esistere in tutti e tre gli stati. L’Io è perciò Brahma, il Divino, mentre i tre stati di coscienza sono Bhrama".
"Bhagavan, se la Verità è Una, perché esistono così tate religioni?".
Swami: "La pioggia è una, ma i fiumi, i laghi ed i mari sono molti. Allo stesso modo, la Verità è Una, ma le religioni sono molte".
Ho domandato: "Swami, qual è l’elemento responsabile della differenza fra le religioni? Differiscono nell’ideologia o solo nel modo di venire praticate?".
"La pratica è la base dell’ideologia e l’ideologia è il fondamento delle religioni. Poiché le pratiche differiscono, producono delle differenti ideologie, le quali sfociano nelle varie religioni. Ma la Verità è una, così come lo è la pioggia".
Poi Baba ha raccontato una storia.
C’era un grande re, chiamato Vikramahaditya, che organizzò un grosso raduno di eruditi. Il re chiese: "O eruditi, vi prego di dirmi cos’è più grande: l’intelligenza o l’intelletto?".
Baba ha spiegato molto chiaramente: "L’intelligenza è una qualità della mente, mentre l’intelletto le è superiore. La vostra cosiddetta intelligenza mentale, è quindi inferiore rispetto all’intelletto o buddhi. Perché? Perché la mente è duale, piena di dubbi, mentre l’intelletto è unidirezionale, non lascia spazio ai dubbi. La mente è colma di agitazioni, alti e bassi, per questo è inferiore all’intelletto, il quale è dotato di giudizio e discriminazione".
Il re pose un’altra domanda agli eruditi: "Sraddha (sincerità, fermezza, convinzione) e Viveka (Saggezza): quale delle due è superiore?".
Tutti risposero "Viveka", ma il re disse: "Vi sbagliate. Sraddha è superiore. Perché? Perché quando siete sinceri non dubitate mai; quando siete sinceri è impossibile essere negligenti, noncuranti, imprudenti. Per questo Sraddha è superiore alla Saggezza".
"Perché non sono costantemente nello stato di Consapevolezza? Quando vedo Baba: Consapevolezza; quando medito: Consapevolezza; quando parlo di Swami: Consapevolezza completa. Ma per tutto il resto del tempo: totalmente inconsapevole!!".
Bhagavan ha dato una risposta semplice: "Il fatto stesso di aver chiesto ‘perché?’; il fatto stesso di dubitare di riuscire a rimanere in uno stato di Consapevolezza costante, è la causa responsabile delle tua Consapevolezza discontinua! Stai dubitando che questa cosa sia possibile. E’ proprio quel dubbio a rendere la tua Consapevolezza discontinua. Quando non ci sono dubbi, la Consapevolezza è costante; per questo i dubbi vanno immediatamente eliminati".
Ho commentato: "Bhagavan, parliamo dei festeggiamenti del Tuo compleanno".
"Si sono conclusi, sono passati", ha detto Swami.
"In effetti - ho specificato - mi è sembrato fossero finiti prima ancora di iniziare! Troppo veloce!".
"Tutta la vita è una celebrazione - ha detto Baba - La vita stessa è una festa piena di gioia. Anche nel tuo caso, non solo nel Mio. La vita è piena di divertimento, allegria, humour...."
"No, Swami, scusa tanto. La mia vita non è piena di festa. No. Al lunedì, forse, può esserci allegria, al martedì silenzio, ma al mercoledì ecco la tristezza. Nel nostro caso non è una festa continua, mentre nel Tuo caso è tutta una gioia, un’ininterrotta beatitudine, una festa costante".
Bhagavan ha risposto: "La Mia vita è il Mio messaggio ed Io voglio che seguiate il Maestro".
"Perché non siamo in grado di seguirTi? Perché non lo sappiamo fare?", ho domandato.
"A causa dell’egoismo. E’ il vostro egoismo il responsabile che rende le vostre vite così pesanti, così serie, colme di fardelli e tragiche. Una volta che butterete via l’egoismo e vi riempirete d’altruismo, anche le vostre vite saranno una continua celebrazione, piene di gioia, allegria, danza, musica ed estasi".
"Posso imparare a celebrare la mia vita? Posso imparare come rendere d’ora in avanti la mia vita una festa?"
Bhagavan ha risposto: "Non si può imparare. Tutto ciò che viene imparato, viene anche dimenticato; tutto ciò che viene imparato, svanisce, è soggetto al cambiamento. Come celebrare la vita, è dunque una cosa che dovete scoprire da soli. Scoperta; la scoperta di Sé stessi. L’arte dell’andare alla scoperta di voi stessi, vi aiuterà a rendere la vostra vita una celebrazione".
"Bhagavan, si parla spesso di rajakiyamu (politica). Vogliamo sapere la Tua opinione".
"Politica? Cì, cì (espressione telugu di disgusto). Non parlarne. Rajakiyamu è rajakayyamu". Kayyamu significa "lite". La politica, perciò, non è altro che conflitto.
"Swami - ho domandato - come rendere pura la politica? Se i politici sono inquinati, se i politici sono impuri, come possiamo avere un’ideologia democratica? Come ripulire la politica? E’ inutile continuare a lamentarsi di quanto sia sporca. Voglio una via per purificarla. Qual è, Swami?".
Bhagavan ha menzionato due punti. Il primo è Nijayathi, l’integrità personale. Il secondo punto è Nithi, la moralità: "Questi due elementi, conducono ad una politica pulita, pura".
"Swami, ho un dubbio: io credevo che l’integrità e la moralità fossero la stessa cosa. Mi puoi spiegare la differenza?".
Swami è stato chiaro: "Nijayathi è puramente individuale, personale, mentre Nithi è legata alla società, è un obbligo sociale. La moralità è legata alla società, mentre l’integrità è legata al singolo individuo. Grazie all’integrità individuale unita all’etica sociale, la politica può essere ripulita".
"Swami, nel Mahabharata, verso la fine, il maestro Bhismacharya spiegò i princìpi della politica a re Dharmaraja. Di che tipo di politica si trattava? Pura o contaminata?",
"Non si trattava di rajakiyamu, ma di rajanithi, la Morale suprema, il Dharma, i codici dell’amministrazione di un paese. Si trattava delle norme ideali dell’amministrazione, niente a che vedere con litigi e conflitti".
"Swami, ci sono due termini: Brahman e Parabrahma. Qual è la differenza fra i due?"
Bhagavan ha risposto: "Brahman è immutabile, immobile, eternamente esistente. Il Parabrahma è mobile, dimostra movimento. Per questo il Brahman è superiore al Parabrahma. Brahman è profondo, stabile, senza macchia, senza pensiero, immacolato, mentre il Parabrahma è soggetto a trasformazione, in continua mutazione".
"Bhagavan, in un Tuo recente discorso, hai citato Satyam, Rutam e Mahat. Non ho afferrato il concetto. Nonostante abbia tradotto, non ho capito ciò che hai voluto trasmettere. Puoi rispiegarlo, per favore?".
Swami, il Dio compassionevole, lo ha spiegato di nuovo. E’ un concetto insegnato dalle Upanishad, elaborato da Swami nel Discorso del Suo compleanno. Viene fatto l’esempio di un uccello formato da corpo, due ali, collo e coda. Il corpo è chiamato Mahat, l’Universo, le due ali sono Satyam e Rutam. L’ala sinistra è Satyam, la Verità; l’ala destra è Rutam, l’integrità. Il collo è Sraddha, la sincerità e la coda è Yoga, la disciplina spirituale. Tutto il concetto spirituale, viene rappresentato dal corpo di un uccello.
"Swami: Yoga, Sraddha... penso che per raggiungere la Liberazione, sia sufficiente anche uno solo di questi aspetti".
Swami ha risposto: "Quelle sono le diverse parti dello stesso uccello. Le parti sono quattro, ma l’uccello è uno. Allo stesso modo, che sia la coda, o che siano le ali, o il collo, sono tutte parti che appartengono allo stesso uccello, perciò conducono allo stesso ed unico Brahman, il Divino". Ecco come Bhagavan ci ha spiegato questo concetto in parole semplici.
La conversazione è poi slittata verso un altra area. "Swami, affermiamo che la tal persona è fortunata, mentre la talaltra è sfortunata. Alcuni sono fortunati, mentre altri sono sfortunati. Vuoi spiegare a riguardo?".
Swami ha citato la parola "fortuna" in sanscrito: adrishtam. Nel linguaggio comune, se dico che hai adrishtam, significa che sei fortunato.
Ma Bhagavan ha invece spiegato il significato sottile, è andato in profondità: "Il termine sanscrito drishtam, letteralmente significa visibile, che può essere visto (da drishti, la vista); adrishtam vuol dire, invisibile, che non può essere visto. Come fate, perciò, a dire che adrishtam significa fortuna? Perché collegate la parola fortuna ad adrishtam, che significa "invisibile, non visto"? Da dove prendete una simile associazione?".
"Swami, abbiamo sempre identificato il termine adrishtam con la fortuna e, di conseguenza, anche la sfortuna".
"Beh, perché no? - ha ironizzato Bhagavan - Dal momento che non la riuscite a vedere, è una sfortuna!"
(risate)
Infatti la fortuna e la sfortuna sono invisibili. Inoltre, poiché adrishtam è anche legato alla sfortuna, non significa necessariamente qualcosa di positivo, come invece noi generalmente consideriamo. Nella conversazione comune ha un senso positivo, ma se consideriamo la radice della parola, adrishtam significa "invisibile, non visto", sia in positivo, che in negativo. Questa è stata una spiegazione molto bella.
"Ma.... Bhagavan una domanda: che sia sfortuna o fortuna, che sia visibile o non visibile, io continuo a reagire. Nei momenti di fortuna salto di gioia, mentre piango nei momenti di sfortuna. Non c’è niente da fare: reagisco. Che sia visibile o no, questa è un’altra cosa. Ma io continuo a reagire. Come me lo spieghi?".
"Tutto ciò non è altro che ginnastica mentale, non è altro che il gioco eseguito dalla mente. Fortuna o sfortuna, lacrime o risate, appartengono al gioco della mente, manas. Colui che possiede manas (la mente) è un manishi (uomo)".
"Ma Swami, che cosa posso farci? Io sono un uomo che possiede una mente e, di conseguenza, tutte le reazioni".
E’ incredibile notare come, per chi ha veramente pazienza di indagare e di sapere, per i veri ricercatori spirituali, Bhagavan esca con le spiegazioni più profonde, con le spiegazioni più elaborate. Ma dobbiamo essere ricercatori veri, dei veri aspiranti con un profondo interesse.
Perciò Bhagavan ha spiegato: "Supponi di perdere la mente. Si: perdi la mente!"
"Com’è possibile Swami?!?! Come posso perdere la mente?! Io sono eternamente mentale, psichico!"
"No, no, non così. Perdere la mente vuol dire essere senza pensieri. Rilascia la mente, liberati dai desideri e vedrai che la mente non esiste più. E quando la mente è spenta, non ci sono più reazioni e, di conseguenza, non ci sono più ne’ lacrime, ne’ sorrisi".
Questo è il vero significato di adrishtam e non quello considerato generalmente. Questa spiegazione è stata una grande rivelazione per tutti coloro riuniti là, oggi pomeriggio.
Gli ho detto: "Swami, abbiamo imparato molte cose in questo piacevole pomeriggio. Abbiamo ascoltato insegnamenti davvero preziosi. Ti sono immensamente grato".
Bhagavan ha sarcasticamente risposto: "A cosa serve conoscere tutte queste cose? A cosa serve saperle?".
"Swami, per lo meno adesso so di non sapere - risate - Dopo essere venuto a conoscenza di tutto ciò che hai spiegato, adesso so di non sapere. Perché fino adesso credevo di sapere ma, dopo averTi ascoltato, ho saputo di non sapere. Se non avessi ricevuto queste Tue spiegazioni, avrei continuato ad essere immerso nell’ignoranza, nella follia di credere di sapere. Per lo meno, adesso, so di non sapere. Sono felice di questo".
Ma il nostro Bhagavan fa sempre in modo di avere l’ultima parola! - risate - Mai, mai vi permetterà di parlare per ultimi. L’ultima parola dev’essere sempre la Sua. Perciò si è girato e ha detto: "Oh-ho! E così adesso sai di non sapere. E come lo sai? Come fai a sapere di non sapere?"
(risate)
"Ok Swami, basta. Mi arrendo. Ti prego, spiegamelo Tu".
"Quando dici "io so" e "io non so", significa che c’è "qualcuno" che sta affermando "so" e "non so". Chi è? E’ l’intelletto, lo stato di Consapevolezza, lo stato Prajnana (Consapevolezza totale e costante). E’ la Consapevolezza che vede il sapere (so) e l’ignoranza (non so), perché osserva queste due condizioni. Questa Consapevolezza è dunque al di sopra della conoscenza ed è al di sopra dell’ignoranza; è il substrato, l’elemento costruttivo, le fondamenta.
Ecco un esempio: come fai a dire che la luce è accesa? Perché la vedi. Come fai a dire che è buio? Perché vedi l’oscurità. Ora: la vista è luce o oscurità? Nessuna delle due. Il fatto che la vista veda la luce o l’oscurità, non vuol dire che sia una delle due. La vista, non è infatti ne’ luce, ne’ oscurità.
Ascolti la musica: una volta musica pop, un’altra volta musica classica. L’ascolto è classico o pop? Nessuno dei due. Perciò, Anil Kumar, anche dire "non so" è un processo legato al sapere. Sono felice che tu sappia di non sapere. Che cosa farai, adesso?"
"Swami, continuerò a thalapu (pensare) a ciò che mi hai detto".
"No, no. Apri la thallupu (porta) al thalapu (pensare). Fai uscire i pensieri. I pensieri sono nella mente. Apri loro la porta così da farli uscire e trasformarli in azione. I pensieri andrebbero tradotti in azione. I pensieri ti dovrebbero condurre all’agire. Se rimangono in testa, non succede niente. Mettili in pratica". Ho veramente goduto della bellezza, del sapore e del fascino di ciò che Swami ha detto.
"Swami, vediamo le persone entrare in conflitto per la lingua: "io parlo una lingua, tu ne parli un’altra"... Siamo dunque separati dalla lingua. Per esempio: i russi non si possono unire al gruppo degli italiani; gli italiani non possono entrare nel gruppo dei russi. Siamo divisi in gruppi in base alla lingua. Per favore, suggerisci una soluzione".
Bhagavan ha risposto: "Se pensi dal punto di vista della materia, noterai che la lingua, l’idioma ed il modo di esprimersi sono immateriali. Ecco un esempio: l’acqua, in inglese si dice water, in hindi si dice paani, in sanscrito si dice vaari, mentre in telugu si dice niiru. Tuttavia l’acqua è una. Sono solo gli idiomi a differire. L’acqua è materiale, il suo nome è immateriale. Le persone, perciò, entrano in conflitto per la lingua perché dimenticano l’oggetto".
Oggi pomeriggio Baba ha concesso l’Interview ad un gruppo della Zambia. Dovreste aver visto. Swami ha detto: "Sapete, ho parlato nella loro lingua, in swahili. Lo hanno apprezzato moltissimo: ’Swami, quale lingua Ti è sconosciuta? Tu conosci tutte le lingue’. Perciò vi dico che oggi ho parlato in swahili, la loro lingua". Questa è stata la rivelazione di Bhagavan.
Poiché era tempo di concludere, Si è alzato e, nel girarsi, ha notato 4 alti funzionari dell’università: l’attuale vice cancelliere, l’ex vice cancelliere, l’amministratore e l’ispettore. Baba li ha guardati ed ha scherzato: "Ooohh! Eccovi qui: i 4 Veda".
(risate)
Dovreste ormai aver capito che non so stare zitto, perciò ho detto: "Swami, eccomi qui: il Quinto Veda!".
(scoppio di risate)
Il Mahabharata è chiamato anche Panchama Veda, ossia "Quinto Veda".
Ma come vi ho già spiegato, Bhagavan vuole sempre avere l’ultima parola, perciò mi ha guardato ed ha detto: "Nooo. Il Mahabharata è solo pieno di guerre, di conflitti".
Avete capito? I 4 Veda rappresentano l’unità, mentre i Quinto Veda descrive guerre, liti e conflitti. E così l’ultima parola è stata la Sua!
E con questo abbiamo concluso ciò che è accaduto due ore fa. Cos’è invece accaduto ieri?
25 novembre 2002
Lasciatemi dire che siete davvero fortunati ad essere i primi ad ascoltare le ultime conversazioni di Bhagavan, ossia quella di oggi e quella di ieri.
Alle ore 13,00 di ieri, ho ricevuto un messaggio urgentissimo: dovevo immediatamente presentarmi da Swami. Quando sono arrivato, ho visto che era tutto pronto per un Discorso di Bhagavan. Swami ha infatti tenuto un Discorso per gli insegnanti venuti dalla Zambia e dalla Tailandia. Alcuni venivano dalle Filippine, altri dalle Figi.... C’erano rappresentanti di 32 paesi, ma la maggioranza erano dalla Tailandia e dalla Zambia.
Erano venuti qui per ricevere i diplomi (dopo aver seguito il corso per Insegnanti sui Valori Umani). Avete tutti visto, infatti, che il 20 novembre Swami ha consegnato i diplomi. Ieri, dunque, Baba ha fatto loro un Discorso.
Baba ha iniziato parlando dell’educazione. Cos’è l’educazione e cos’è l’istruzione?
1) L’istruzione è fisica, materiale, ha a che fare con gli oggetti; è percepita di 5 sensi.
2) L’istruzione è secolare, è conoscenza materiale, informazione libresca.
3) L’istruzione è relazionata a tutti gli aspetti del mondo, i 5 elementi, i 5 sensi di percezione, i 5 sensi di azione...
4) L’istruzione è completamente esteriore, oggettiva; è legata alla testa. Non è altro che informazione.
1) L’educazione è spirituale ed è legata allo sviluppo interiore, al progresso interiore.
2) L’educazione è intuitiva.
3) L’educazione serve alla trasformazione, non esclusivamente all’informazione.
4) L’educazione è la base, serve alla Realizzazione ed ha a che fare con gli aspetti senza forma dei Valori della Vita. L’Amore infatti non ha forma, la Verità non ha forma, il Sacrificio non ha forma, la Pace non ha forma, la Rettitudine non ha forma. I Valori della Vita, perciò, sono senza forma. L’educazione, quindi, fa emergere tutto quanto è all’interno.
Essa è la base della Vita, e, poiché è altamente spirituale, ci aiuta per la Realizzazione. L’istruzione è per l’informazione mentre l’educazione è per la Realizzazione. L’istruzione è legata alla testa, mentre l’educazione è contenuta all’interno del cuore.
Questi sono gli aspetti dei quali Bhagavan ha parlato ieri, davvero essenziali per quegli insegnanti.
Sempre nel Discorso, Baba ha raccontato la storia di re Dushyanta il quale aveva un figlio di nome Bharata. Bhagavan ha fatto la differenza fra i due personaggi: "Il padre era cresciuto in città, con tutta l’istruzione. Ma non aveva carattere. Al contrario, il figlio Dushyanta, cresciuto da sua madre Shakuntala in un eremitaggio, ai piedi del saggio Kanva Maharishi, era pieno di carattere e di Valori morali".
"Swami, sono l’istruzione e l’educazione contraddittorie? Sono poli opposti?", ho domandato in seguito.
"No, non lo sono. L’educazione è la base, l’istruzione è il palazzo, l’edificio delle Vita e durerà solo se le fondamenta dell’educazione sono forti e stabili. Senza le fondamenta dell’educazione, l’edificio dell’istruzione collasserà. Le due, quindi, sono complementari, si supportano a vicenda, senza essere in contrasto". Ecco come Bhagavan ha sviluppato il soggetto.
Un altro esempio: "Prima impariamo l’alfabeto - A, B, C, D... - poi mettiamo insieme le lettere per formare le parole - g, a, t, t, o = gatto; t, o, p, o = topo - in seguito cominciamo a formulare frasi - "qui c’è un gatto; qui c’è un topo". Le frasi sono una combinazione di parole, le quali sono una combinazione di lettere. Senza lettere non ci sono parole; senza parole non ci sono frasi. Le lettere sono le fondamenta, ossia l’educazione, con l’aiuto delle quali vengono costruite frasi, ossia l’istruzione".
Alla fine Bhagavan ha concluso il Discorso con il seguente insegnamento: "Tu non sei una persona sola, ma 3: 1) colui che credi di essere; 2) colui che gli altri credono che tu sia; 3) chi veramente sei.
Chi sei veramente, ossia le lettere che compongono le fondamenta - A, B, C... Ciò che gli altri credono che tu sia, ovvero le parole; chi credi di essere, ovvero le frasi.
Insegnanti! - ha continuato Swami - Amate i vostri studenti! Abbiate rispetto di voi stessi, fiducia in voi stessi. Sviluppate una forte fede in Dio, tanto da mostrarla ai vostri allievi. E’ molto importante, perché dove c’è Fede, c’è Amore; dove c’è Amore, c’è Pace; dove c’è Pace, c’è Verità; dove c’è Verità, c’è Dio. Perciò: non perdete la fede. Siate pronti a perdere la vita, ma non la fede.
La fiducia in voi stessi e la fede sono le fondamenta sulle quali vengono costruite le mura della soddisfazione del Se’ ed il tetto del sacrificio del sé, mentre la Realizzazione del Sé è la vita stessa".
A questo punto Baba Si è guardato intorno: "Mi stato seguendo o no? Capite?". Loro si sono guardati in faccia ed è stato subito chiaro che non stavano seguendo.
Gli ho immediatamente detto: "Swami, Swami"
"Cosa?"
"Vengono dalla Tailandia, la loro madrelingua è il thai. Non sanno l’inglese. Sono qui solo per avere il Tuo Darshan".
"Jumsai - ha chiamato Swami - Traduci tu". E così Jumsai ha dovuto tradurre.
"Che materia insegni?" ha chiesto Swami, con Jumsai come traduttore. "In che classe insegni?" e Jumsai traduceva. Si è svolto tutto in modo allegro.
Swami ha domandato ad un insegnante: "Che cosa vuoi?"
"Mmmm... Una catena".
"A si?! Va bene" e, ondeggiando la mano, Swami gliel’ha materializzata.
Ad un altro insegnante: "Che cosa vuoi?"
"Swami, voglio un anello" e gli è arrivato un anello.
"Cos’è l’immortalità", ha domandato Baba ad un ragazzo della Zambia.
"L’eliminazione dell’immoralità, è immortalità", ha risposto il ragazzo
"Risposta esatta!" e gli ha materializzato un anello.
"Chi sei?" ha chiesto Swami ad una signora.
"Swami, sono l’organizzatrice dei corsi sui Valori Umani".
"Ooohh... Sei sposata?"
"Da tanti anni, Swami"
"Quanti figli hai?"
"Tre". Swami l’ha fatta avvicinare e le ha materializzato una collana.
Una ragazza dalla Zambia ha cominciato ad allungare il collo - risate - "Vieni qui, vieni qui", le ha detto Swami e le ha materializzato della Vibhuti. Poi ha cominciato a girare in mezzo a loro.
Adesso vi svelo una cosa top secret. Ho bisbigliato all’orecchio di Jumsai: "Chiedi a Swami di fare le foto di gruppo". Lui ha afferrato subito la situazione: "Swami, Swami. Foto di gruppo".
"Bene, bene" ed ha fatto decine e decine di foto di gruppo, con tutti loro. Poi, pieno di indulgenza, ha detto: "vi do anche del prasadam" ed ha distribuito dolci ad ognuno. Ecco cosa è successo ieri pomeriggio.
20 novembre 2002
Quel pomeriggio Swami, seduto sulla Sua poltrona, ha detto: "Mmmm.... Tutti hanno ricevuto gli abiti (distribuiti da Swami per il Suo compleanno), ma vi siete dimenticati di un gruppo. Lo sai Anil Kumar?"
"No Swami, non lo so. So che io l’ho avuto, perciò sono a posto".
Swami ha infatti regalato abiti a tutti. Come faccio a sapere se un gruppo è stato saltato? Perciò: "Swami, una volta che io l’ho avuto, non mi preoccupo degli altri".
"Vergognati, egoista", mi ha rimproverato Swami.
Poi ha continuato: "Ai bambini poveri che abbiamo adottato, ho regalato diversi completini, ma avrei dovuto dare un sari anche alle loro madri. Forza - mi ha detto - prendi dei sari dal magazzino".
Nel magazzino ci sono centinaia di sari ed io, scioccamente, ho preso dei sari di cotone. "Vergogna - ha esclamato Baba - Prendi sari di seta, non questi sari modesti".
Poi ha aggiunto: "Swami non dimenticherà mai nessuno. Voi potrete dimenticare, ma Io no".
"Ma Swami, addirittura seta...."
"Perché no? Perché no? Questa gente non ha mai ricevuto un sari, vengono da famiglie molto povere. Poiché i loro bambini sono qui, lascia che festeggino in tutta gioia, lascia che con orgoglio dicano a tutti che Swami ha regalato loro della seta e lascia che siano felici".
10 novembre 2002
Swami stava passando. Ha guardato uno studente seduto in prima fila. "Da dove vieni?"
"Swami, siamo tutti ragazzi di Bangalore". Voleva dire che erano studenti dell’Istituto Sathya Sai di Whitefield.
"Ragazzi di Bangalore?!? Allora andate a Bangalore!".
Immediatamente un ragazzo scaltro ha corretto: "No, no, Swami. Siamo ragazzi di Baba".
"Oooh, allora rimanete pure qui".
Non dovremmo fare differenze fra questa o quella provenienza. Apparteniamo tutti a Baba.
7 novembre 2002
Dopo esserSi seduto, Swami ha chiamato uno studente. Era uno studente in MBA (Master in Affari ed Amministrazione) proveniente da Hyderabad: "Che cosa vuoi fare dopo aver completato gli studi?"
"Swami, voglio stare ai Tuoi Piedi"
Baba ha risposto: "Ma se persino adesso (che studi qui) ti siedi lontano, come puoi desiderare di essere con Me dopo aver completato gli studi?! Già adesso stai lontano, figuriamoci dopo. Chi ci crede? No, no, no! Conosco tanti ragazzi che parlano così".
Quello che con questa storia voglio condividere con voi è: fintanto che siamo vicino a Swami, dovremmo trarre il massimo beneficio, dovremmo approfittare di tutti i vantaggi dati dalla Sua vicinanza. "Siccome vado al Darshan del mattino, salto quello del pomeriggio". Non dovremmo essere tanto negligenti, non dovremmo rilassarci e, soprattutto, dare qualcosa per scontato. Nonostante oggi si sia a Lui così vicini, forse domani potremmo non avere più questa occasione.
Per questo Bhagavan ha detto: "Se già adesso Mi stai così lontano, come potrai più avanti volerMi stare vicino?". Questo è quanto io ho capito dall’affermazione di Swami.
Gli ha poi domandato: "Qual è stato l’argomento del discorso tenuto questa mattina al collegio?"
Il ragazzo ha risposto: "Swami, è venuto un agente che ci ha parlato delle Assicurazioni".
"La vita è insicura. Perché pensate alle assicurazioni?", ha commentato Baba facendo scoppiare tutti a ridere.
Ecco qui, in breve, le conversazioni con Baba avvenute nel mese di Novembre 2002. Il resto lo racconteremo nel prossimo incontro.
Om Sai Ram
(traduzione: Barbara)